annato
23-05-2010, 16:17
E' la giornata in memoria di Giovanni Falcone
Napolitano: "Massimo sostegno alle indagini"
PALERMO - Le massime autorità dello Stato assieme a migliaia di cittadini e giovani studenti arrivati da tutta Italia con navi speciali hanno reso omaggio alla memoria di Giovanni Falcone nel 18° anniversario da quel terribile sabato, alle 17.59, quando Giovanni Brusca (Lo "scannacristiani") schiacciò il pulsante con il quale fece esplodere 500 chili di tritolo mentre la Croma di Falcone passava in quel tratto di autostrada, tra l'aeroporto di Punta Raisi e Palermo. Nel cratere provocato dalla deflagrazione, tra le lamiere accartocciate delle auto, i cadaveri martoriati del magistrato, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre uomini della scorta, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
Il Capo dello Stato. Su tutte, si è levata alta la voce del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il quale, tra l'altro, ha detto: "A diciotto anni dal barbaro agguato di Capaci, il ricordo dell'appassionato, eroico impegno di Giovanni Falcone nella difesa delle istituzioni e dei cittadini dalla sopraffazione criminale resta indelebile in tutti noi e costituisce prezioso stimolo per la crescita della coscienza civica e della fiducia nello stato di diritto". Poi ha aggiunto: "Meritano il massimo sostegno le indagini tuttora in corso su aspetti ancora oscuri del contesto in cui si svolsero i fatti devastanti di quel drammatico periodo. Esse potranno consentire di sgombrare il campo da ogni ambiguita' sulle circostanze e le responsabilita' di quegli eventi, rispondendo all'ansia di verita' che accomuna chi ha sofferto atroci perdite e l'intero paese".
Grasso: "La nostra indipendenza non è privilegio".
"Difenderemo il valore dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura dal potere esecutivo" - ha detto Piero Grasso, suscitando un'ovazione dei giovani presenti nell'aula bunker dell'Ucciardone, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, intervenuto al convegno organizzato per il 18° anniversario della strage di Capaci. "L'indipendenza della magistratura - ha aggiunto - non è un privilegio di casta. Crediamo ancora che in Italia si possano riuscire a processare anche i 'colletti bianchi' e i corruttori di chi ricopre pubbliche funzioni".
"Detestato da tanti poteri". "Non solo la mafia aveva interesse a eliminare Giovanni Falcone - ha detto Piero Grasso - lui non voleva combattere la mafia e l'illegalità a metà, le voleva eliminare dalle fondamenta. Voleva tagliare le relazioni tra la mafia e gli altri poteri. E su questo le indagini sono ancora attuali. Falcone era il nemico numero uno della mafia, ma era inviso anche a tanti centri di interesse. Era un personaggio scomodo per il suo impegno per il recupero della legalità che urtava gli interessi di troppa gente", ha detto ancora Grasso. "Falcone e Borsellino - ha aggiunto - sono i miti, i punti di riferimento che mi aiutano nei momenti di sconforto. Falcone non si sarebbe accontentato di ridimensionare la mafia, ma voleva aggredire la specificità che rende la mafia un soggetto che partecipa al potere anche con le sue relazioni esterne".
Amici da sempre. "Il rapporto d'amicizia tra noi due - ha detto ancora Grasso - è cominciato dopo il maxiprocesso. Poteva sembrare una persona altezzosa e sprezzante, ma nell'intimità, con gli amici, era una persona diversa: scherzosa, quasi demenziale, e molto affettuosa con i nostri figli. Aveva una grande forza, nonostante le avversità ogni volta si ritirava su ed era pronto a lottare di nuovo". Grasso ha quindi spiegato il mutamento che la mafia ha avuto dalle stragi a oggi: "Ha fatto un salto di qualità, ha capito che le stragi non pagano e cerca di rendersi invisibile. La forza della mafia oggi è questa: non ha visibilità e si ristruttura e si organizza negli affari, diventando sempre più potente". Pertanto, secondo Grasso, è importante educare i ragazzi alla legalità: "I problemi non si risolvono mettendo in carcere i mafiosi, ma se voi giovani riuscirete a costruire una classe dirigente che dica no alla mafia e all'illegalità".
"Si cerchi la verità in silenzio". "La verità va cercata ovunque - ha proseguito il procuratore nazionale antimafia, Grasso, parlando con i ragazzi - bisogna farlo magari con maggiore silenzio per ottenere risultati migliori". Il riferimento è stato alle nuove indagini sull'attentato fallito all'Addaura contro Giovanni Falcone, al centro di un'inchiesta della Procura di Caltanissetta che indaga sul coinvolgimento di apparati deviati dei servizi segreti nella preparazione dell'attentato. Senza entrare nello specifico delle indagini, Grasso ha tuttavia aggiunto: "Non bisogna identificare lo Stato con personaggi infedeli, di infedeli ce ne sono anche nella magistratura. Ma quello non è lo Stato per cui sono morti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che rappresentano un patrimonio che non possiamo disperdere e che oggi ricordiamo".
Il ministro Alfano. "Un eroe moderno, simbolo di una magistratura autonoma, indipendente e coraggiosa - ha detto il ministro della Giustizia - che ha reso onore alla Sicilia e all'Italia nel mondo. Il mio è un impegno pubblico: mai verra' messa in discussione l'autonomia e l'indipendenza della magistratura", ha aggiunto il ministro, nel corso del suo intervento nell'Aula bunker del carcere Ucciardone, replicando evidentemente a quanto aveva appena affermato Grasso.
I giovani da tutta Italia. Intanto, sono più di tremila le persone che hanno partecipando al convegno organizzato nell'aula-bunker dell'Ucciardone di Palermo - luogo simbolo della lotta alla mafia - per la commemorazione. Duemila e cinquecento studenti di tutta Italia sono arrivati a Palermo, assieme al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, i ministri dell'Interno e della Giustizia, Roberto Maroni e Angelino Alfano, il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso e il procuratore di Palermo, Francesco Messineo. Al convegno è presente, tra gli altri, anche il capo della Polizia, Antonio Manganelli. La manifestazione si è aperto con un filmato su Falcone.
I 2.500 giovani "ambasciatori della legalità" provenienti da tutta Italia è arrivata stamattina presto al molo di Palermo. Ieri sera i ragazzi, studenti di 250 scuole selezionate dal ministero dell'Istruzione e dalla Fondazione Falcone, erano partiti a bordo delle di navi, da Napoli e Civitavecchia. Ad accoglierli sul molo molti loro coetanei palermitani, che li hanno salutati con canti in onore di Falcone e Borsellino e contro la mafia. Nel cielo sono volati centinaia di palloncini tricolore, mentre i "giovani della legalità" indossavano magliette bianche con la scritta "gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini" firmata dal giudice Falcone. Sul molo è stato allestito un palco, dal quale i ragazzi sono stati salutati dalla sorella di Falcone, Maria, dal presidente di Libera, don Luigi Ciotti e dal procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che ha fatto la traversata in mare assieme agli studenti partiti da Civitavecchia.
Maria Falcone. "Di sicuro siamo più vicini alla verità e non è retorica. Tutte le notizie che vengono fuori a poco a poco ci danno la quasi certezza che non è stata solo la mafia. Io già lo sapevo, me lo aveva detto Giovanni che dietro la mafia ci sono menti raffinatissime. E' diritto di tutti gli italiani sapere cosa c'è stato dietro le stragi". A parlare è Maria Falcone, sorella del giudice.
I progetti della Gelmini. Trasformare una discarica abusiva di rifiuti speciali pericolosi in un parco per l'ippoterapia per ragazzi disabili. Individuare situazioni di disagio nel proprio istituto e proporre percorsi didattici particolari per esprimere le tensioni in modo creativo. Favorire percorsi di cittadinanza attiva contro l'alto tasso di povertà culturale che facilita l'illegalità. Sono questi i tre progetti del concorso 'Un patto per la legalita, premiati oggi dal ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, e dalla fondazione Falcone, in occasione delle commemorazioni per il 18° anniversario della strage di Capaci.
Napolitano: "Massimo sostegno alle indagini"
PALERMO - Le massime autorità dello Stato assieme a migliaia di cittadini e giovani studenti arrivati da tutta Italia con navi speciali hanno reso omaggio alla memoria di Giovanni Falcone nel 18° anniversario da quel terribile sabato, alle 17.59, quando Giovanni Brusca (Lo "scannacristiani") schiacciò il pulsante con il quale fece esplodere 500 chili di tritolo mentre la Croma di Falcone passava in quel tratto di autostrada, tra l'aeroporto di Punta Raisi e Palermo. Nel cratere provocato dalla deflagrazione, tra le lamiere accartocciate delle auto, i cadaveri martoriati del magistrato, di sua moglie Francesca Morvillo e dei tre uomini della scorta, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.
Il Capo dello Stato. Su tutte, si è levata alta la voce del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, il quale, tra l'altro, ha detto: "A diciotto anni dal barbaro agguato di Capaci, il ricordo dell'appassionato, eroico impegno di Giovanni Falcone nella difesa delle istituzioni e dei cittadini dalla sopraffazione criminale resta indelebile in tutti noi e costituisce prezioso stimolo per la crescita della coscienza civica e della fiducia nello stato di diritto". Poi ha aggiunto: "Meritano il massimo sostegno le indagini tuttora in corso su aspetti ancora oscuri del contesto in cui si svolsero i fatti devastanti di quel drammatico periodo. Esse potranno consentire di sgombrare il campo da ogni ambiguita' sulle circostanze e le responsabilita' di quegli eventi, rispondendo all'ansia di verita' che accomuna chi ha sofferto atroci perdite e l'intero paese".
Grasso: "La nostra indipendenza non è privilegio".
"Difenderemo il valore dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura dal potere esecutivo" - ha detto Piero Grasso, suscitando un'ovazione dei giovani presenti nell'aula bunker dell'Ucciardone, il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, intervenuto al convegno organizzato per il 18° anniversario della strage di Capaci. "L'indipendenza della magistratura - ha aggiunto - non è un privilegio di casta. Crediamo ancora che in Italia si possano riuscire a processare anche i 'colletti bianchi' e i corruttori di chi ricopre pubbliche funzioni".
"Detestato da tanti poteri". "Non solo la mafia aveva interesse a eliminare Giovanni Falcone - ha detto Piero Grasso - lui non voleva combattere la mafia e l'illegalità a metà, le voleva eliminare dalle fondamenta. Voleva tagliare le relazioni tra la mafia e gli altri poteri. E su questo le indagini sono ancora attuali. Falcone era il nemico numero uno della mafia, ma era inviso anche a tanti centri di interesse. Era un personaggio scomodo per il suo impegno per il recupero della legalità che urtava gli interessi di troppa gente", ha detto ancora Grasso. "Falcone e Borsellino - ha aggiunto - sono i miti, i punti di riferimento che mi aiutano nei momenti di sconforto. Falcone non si sarebbe accontentato di ridimensionare la mafia, ma voleva aggredire la specificità che rende la mafia un soggetto che partecipa al potere anche con le sue relazioni esterne".
Amici da sempre. "Il rapporto d'amicizia tra noi due - ha detto ancora Grasso - è cominciato dopo il maxiprocesso. Poteva sembrare una persona altezzosa e sprezzante, ma nell'intimità, con gli amici, era una persona diversa: scherzosa, quasi demenziale, e molto affettuosa con i nostri figli. Aveva una grande forza, nonostante le avversità ogni volta si ritirava su ed era pronto a lottare di nuovo". Grasso ha quindi spiegato il mutamento che la mafia ha avuto dalle stragi a oggi: "Ha fatto un salto di qualità, ha capito che le stragi non pagano e cerca di rendersi invisibile. La forza della mafia oggi è questa: non ha visibilità e si ristruttura e si organizza negli affari, diventando sempre più potente". Pertanto, secondo Grasso, è importante educare i ragazzi alla legalità: "I problemi non si risolvono mettendo in carcere i mafiosi, ma se voi giovani riuscirete a costruire una classe dirigente che dica no alla mafia e all'illegalità".
"Si cerchi la verità in silenzio". "La verità va cercata ovunque - ha proseguito il procuratore nazionale antimafia, Grasso, parlando con i ragazzi - bisogna farlo magari con maggiore silenzio per ottenere risultati migliori". Il riferimento è stato alle nuove indagini sull'attentato fallito all'Addaura contro Giovanni Falcone, al centro di un'inchiesta della Procura di Caltanissetta che indaga sul coinvolgimento di apparati deviati dei servizi segreti nella preparazione dell'attentato. Senza entrare nello specifico delle indagini, Grasso ha tuttavia aggiunto: "Non bisogna identificare lo Stato con personaggi infedeli, di infedeli ce ne sono anche nella magistratura. Ma quello non è lo Stato per cui sono morti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che rappresentano un patrimonio che non possiamo disperdere e che oggi ricordiamo".
Il ministro Alfano. "Un eroe moderno, simbolo di una magistratura autonoma, indipendente e coraggiosa - ha detto il ministro della Giustizia - che ha reso onore alla Sicilia e all'Italia nel mondo. Il mio è un impegno pubblico: mai verra' messa in discussione l'autonomia e l'indipendenza della magistratura", ha aggiunto il ministro, nel corso del suo intervento nell'Aula bunker del carcere Ucciardone, replicando evidentemente a quanto aveva appena affermato Grasso.
I giovani da tutta Italia. Intanto, sono più di tremila le persone che hanno partecipando al convegno organizzato nell'aula-bunker dell'Ucciardone di Palermo - luogo simbolo della lotta alla mafia - per la commemorazione. Duemila e cinquecento studenti di tutta Italia sono arrivati a Palermo, assieme al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, i ministri dell'Interno e della Giustizia, Roberto Maroni e Angelino Alfano, il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso e il procuratore di Palermo, Francesco Messineo. Al convegno è presente, tra gli altri, anche il capo della Polizia, Antonio Manganelli. La manifestazione si è aperto con un filmato su Falcone.
I 2.500 giovani "ambasciatori della legalità" provenienti da tutta Italia è arrivata stamattina presto al molo di Palermo. Ieri sera i ragazzi, studenti di 250 scuole selezionate dal ministero dell'Istruzione e dalla Fondazione Falcone, erano partiti a bordo delle di navi, da Napoli e Civitavecchia. Ad accoglierli sul molo molti loro coetanei palermitani, che li hanno salutati con canti in onore di Falcone e Borsellino e contro la mafia. Nel cielo sono volati centinaia di palloncini tricolore, mentre i "giovani della legalità" indossavano magliette bianche con la scritta "gli uomini passano, le idee restano, restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini" firmata dal giudice Falcone. Sul molo è stato allestito un palco, dal quale i ragazzi sono stati salutati dalla sorella di Falcone, Maria, dal presidente di Libera, don Luigi Ciotti e dal procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, che ha fatto la traversata in mare assieme agli studenti partiti da Civitavecchia.
Maria Falcone. "Di sicuro siamo più vicini alla verità e non è retorica. Tutte le notizie che vengono fuori a poco a poco ci danno la quasi certezza che non è stata solo la mafia. Io già lo sapevo, me lo aveva detto Giovanni che dietro la mafia ci sono menti raffinatissime. E' diritto di tutti gli italiani sapere cosa c'è stato dietro le stragi". A parlare è Maria Falcone, sorella del giudice.
I progetti della Gelmini. Trasformare una discarica abusiva di rifiuti speciali pericolosi in un parco per l'ippoterapia per ragazzi disabili. Individuare situazioni di disagio nel proprio istituto e proporre percorsi didattici particolari per esprimere le tensioni in modo creativo. Favorire percorsi di cittadinanza attiva contro l'alto tasso di povertà culturale che facilita l'illegalità. Sono questi i tre progetti del concorso 'Un patto per la legalita, premiati oggi dal ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, e dalla fondazione Falcone, in occasione delle commemorazioni per il 18° anniversario della strage di Capaci.