Angiola
09-03-2007, 09:09
IL GENERALE DEL SARNO
Arrivato quattro anni fa nell’Agro nocerino-sarnese, l’alto ufficiale ottantenne sta vincendo la sua battaglia contro gli scarichi abusivi e le fognature a cielo aperto.
Il generale scruta il "fronte" e sembra già assaporare la vittoria. Ma il nemico è sfuggente, anzi fluido: il Sarno. Un fiume di veleni: 24 chilometri di acque scure e maleodoranti che solcano l’Agro nocerino-sarnese per poi gettarsi nel Tirreno tra Torre Annunziata e Castellammare del Golfo.
Il generale Roberto Jucci, 80 anni, combatte la sua "guerra" dal 2003, quando è stato nominato commissario delegato per il superamento dell’emergenza socio-economico-ambientale del bacino del fiume Sarno, una dicitura un po’ lunga per definire «le ferite di un territorio devastato sul piano ambientale, con un ecosistema alterato e violentato, che ha rappresentato una situazione di diffusa illegalità, con scarichi e ponti abusivi, sversamento di liquami nei canali, aggiramento dell’obbligo di pagare la tassa da versare per il disinquinamento delle acque provenienti dalle zone industriali, di migliaia di pozzi abusivi...», si legge nella relazione conclusiva della Commissione d’inchiesta parlamentare sul fiume Sarno. Un territorio ad alta densità camorristica, come sottolinea la Direzione nazionale antimafia. Un inferno di case abusive che punteggiano la piana e i fianchi dei contrafforti dell’Appennino campano, fino a formare una rete di caotici centri abitati, senza soluzione di continuità tra i 39 comuni di ben tre province: Avellino, Napoli e Salerno. Una terra fertilissima coltivata a ortaggi di ogni genere. Fette di campi neri come la lava, solcate da canali-cloache, perché qui, in questo lembo di Terzo Mondo, le fognature non esistono. Così, nei canali delle bonifiche finiscono il liquami di oltre un milione di abitanti. Liquami che ammorbano l’aria e ingrassano la terra, dove i finocchi prosperano come in nessun altro luogo. Mentre lungo le strade sconnesse si ammassano cumuli di rifiuti.
http://www.stpauls.it/fc/0710fc/images/0710fc64.jpg
Uno dei tanti canali-fogna che solcano l’Agro nocerino-sarnese;
si vede uno scarico fognario abusivo proprio sotto un cartello che invita
a trattare con rispetto i corsi d’acqua (foto Abbate/Fotoagenzia Napoli).
In prima linea da 65 anni
Il generale Jucci ha visto di tutto nella sua lunga carriera militare iniziata quando aveva appena 15 anni, ma mai si era trovato ad affrontare una situazione così disperata. Nella battaglia di Sarno investe 14 ore al giorno di lavoro gratuito. «Mi basta la pensione», ci confida, «non ho voluto alcun compenso, come quando ero commissario per l’emergenza idrica in Sicilia».
Generale, a che punto siamo con le "manovre" sul campo? «Ci sarà un risorgimento ambientale per questa terra meravigliosa: nel 2009 avremo raggiunto tutti gli obiettivi. In pochi anni stiamo realizzando quello che era atteso da oltre 30. Da quando, nel 1973, scoppiò il colera a causa di una situazione igienica disastrosa».
L’impresa è tutt’altro che semplice. Il generale si muove in base ai compiti a lui assegnati da Berlusconi con l’ordinanza n. 3720 del 12 marzo 2003: dragaggio del fiume Sarno, dei suoi affluenti e dei canali, costruzione dei depuratori e dei grandi collettori; completamento delle 39 reti fognarie comunali; depurazione dei reflui delle industrie conciarie e conserviere, che coinvolge circa 400 aziende. Per realizzare questa gigantesca opera di bonifica, il generale Jucci sta spendendo 750 milioni di euro e ha avviato decine di appalti. Tanto che la piana appare come un unico grande cantiere.
Il generale elenca le opere già realizzate e quelle ancora da fare. Si ferma un attimo a guardare una delle sue "creature": il modernissimo depuratore di Angri, pronto da alcuni mesi e ancora fermo. Come mai generale? Chi non vuol farlo partire? «Qui c’è un nemico...», dice. «Ma non è la gente o la camorra: è la burocrazia. Devo continuamente parlare con 39 sindaci e decine di autorità ed enti». E quali armi impiega per battere il "nemico"? «Il convincimento».
Il generale, abituato a dare ordini, sa bene che, senza il consenso della popolazione, i suoi sforzi e quelli della sua équipe (tra cui 20 giovani ingegneri assunti con contratto a termine) sarebbero in parte vanificati. «Se si continua a concepire il fiume e i suoi affluenti alla stregua di vere e proprie fogne, ogni sforzo sarà inutile e avremo investito milioni di euro senza un concreto risultato».
Un fiume che rinasce
Il generale è fortemente determinato a ridare la vita alla grande cloaca che è diventato il Sarno. Ha provato a ripulire le sponde: «Ma abbiamo trovato tonnellate di rifiuti che non si possono rimuovere perché potrebbero essere pericolosi», spiega. Pure le vasche del Vesuvio, costruite dai Borboni per evitare le inondazioni, sono ricolme di melma. «Ripuliremo anche quelle e saranno riempite di acqua pulita e ripopolate di pesci rossi», dice con un entusiasmo disarmante. Del resto di battaglie civili ne ha combattute tante nella sua lunga vita.
A leggere il suo curriculum si rimane senza fiato: è stato capo del controspionaggio e dopo aver lasciato il posto di comandante generale dell’Arma nel 1989, per raggiunti limiti d’età, ha avuto numerosi incarichi istituzionali. Ha collezionato una serie impressionante di prestigiosi riconoscimenti sia in Italia sia all’estero.
Un uomo di potere, certo, ma anche un "servitore dello Stato", inteso come bene comune. «Nella mia vita ho fatto pochissime vacanze, al massimo dieci giorni per volta. Non sono mai andato a dormire senza aver visto tutte le pratiche sul mio tavolo. Occorre tenere gli occhi bene aperti: le imprese appaltatrici hanno più avvocati che ingegneri e bisogna fare in modo che, una volta iniziati i lavori, non rialzino troppo il prezzo». Sono le 21, gli uffici al terzo piano di via Marchese Campodisola, a Napoli, sono ancora animati. Si respira un’aria di grande efficienza. A un certo punto, il generale si alza in piedi: «Mi deve scusare, ma ci chiedono cinque milioni di euro in più. Devo riuscire a far rientrare buona parte della richiesta». Ritorna dopo alcuni minuti sorridendo: «Finora siamo riusciti a spendere meno del previsto».
Mentre racconta la sua storia, il generale punta il dito sulla cartina. «Questo è Forino, un paesino delizioso, ma è senza fognature, tra qualche mese inizieremo i lavori. Tre anni fa quando sono arrivato qui e ho visto il canale Bottaro, una cloaca a cielo aperto, mi vergognai di essere italiano. Stiamo ridando la vita a un territorio che rischiava di scoppiare», dice il generale. «Per due anni ho girato nelle scuole e ho fatto decine di conferenze per spiegare che cosa dovevamo fare. La gente ha capito e anche gli amministratori locali stanno dalla mia parte, perché hanno visto che sono arrivati soldi e lavoro».
Il controllo sulla camorra
Soldi che potrebbero aver stuzzicato gli appetiti e le pretese della camorra. Il generale Jucci ne ha parlato davanti alla Commissione parlamentare: «Abbiamo organizzato un sistema operativo informatico con il quale monitoriamo non solamente tutte le ditte appaltatrici, ma anche quelle subappaltatrici e fornitrici di servizi. Abbiamo fatto 238 richieste antimafia, e abbiamo avuto risposta negativa per dieci ditte. Di queste dieci, tre stavano lavorando e le abbiamo allontanate, sette invece non avevano ancora cominciato, quindi non hanno potuto iniziare».
Generale, lei ha 80 anni, non è mai andato in pensione... «Se Dio vorrà, ci andrò quest’anno. Lavoro gratuitamente da otto anni, ma non me ne pento. Il mio compenso sa qual è? La gratitudine della gente».
Arrivato quattro anni fa nell’Agro nocerino-sarnese, l’alto ufficiale ottantenne sta vincendo la sua battaglia contro gli scarichi abusivi e le fognature a cielo aperto.
Il generale scruta il "fronte" e sembra già assaporare la vittoria. Ma il nemico è sfuggente, anzi fluido: il Sarno. Un fiume di veleni: 24 chilometri di acque scure e maleodoranti che solcano l’Agro nocerino-sarnese per poi gettarsi nel Tirreno tra Torre Annunziata e Castellammare del Golfo.
Il generale Roberto Jucci, 80 anni, combatte la sua "guerra" dal 2003, quando è stato nominato commissario delegato per il superamento dell’emergenza socio-economico-ambientale del bacino del fiume Sarno, una dicitura un po’ lunga per definire «le ferite di un territorio devastato sul piano ambientale, con un ecosistema alterato e violentato, che ha rappresentato una situazione di diffusa illegalità, con scarichi e ponti abusivi, sversamento di liquami nei canali, aggiramento dell’obbligo di pagare la tassa da versare per il disinquinamento delle acque provenienti dalle zone industriali, di migliaia di pozzi abusivi...», si legge nella relazione conclusiva della Commissione d’inchiesta parlamentare sul fiume Sarno. Un territorio ad alta densità camorristica, come sottolinea la Direzione nazionale antimafia. Un inferno di case abusive che punteggiano la piana e i fianchi dei contrafforti dell’Appennino campano, fino a formare una rete di caotici centri abitati, senza soluzione di continuità tra i 39 comuni di ben tre province: Avellino, Napoli e Salerno. Una terra fertilissima coltivata a ortaggi di ogni genere. Fette di campi neri come la lava, solcate da canali-cloache, perché qui, in questo lembo di Terzo Mondo, le fognature non esistono. Così, nei canali delle bonifiche finiscono il liquami di oltre un milione di abitanti. Liquami che ammorbano l’aria e ingrassano la terra, dove i finocchi prosperano come in nessun altro luogo. Mentre lungo le strade sconnesse si ammassano cumuli di rifiuti.
http://www.stpauls.it/fc/0710fc/images/0710fc64.jpg
Uno dei tanti canali-fogna che solcano l’Agro nocerino-sarnese;
si vede uno scarico fognario abusivo proprio sotto un cartello che invita
a trattare con rispetto i corsi d’acqua (foto Abbate/Fotoagenzia Napoli).
In prima linea da 65 anni
Il generale Jucci ha visto di tutto nella sua lunga carriera militare iniziata quando aveva appena 15 anni, ma mai si era trovato ad affrontare una situazione così disperata. Nella battaglia di Sarno investe 14 ore al giorno di lavoro gratuito. «Mi basta la pensione», ci confida, «non ho voluto alcun compenso, come quando ero commissario per l’emergenza idrica in Sicilia».
Generale, a che punto siamo con le "manovre" sul campo? «Ci sarà un risorgimento ambientale per questa terra meravigliosa: nel 2009 avremo raggiunto tutti gli obiettivi. In pochi anni stiamo realizzando quello che era atteso da oltre 30. Da quando, nel 1973, scoppiò il colera a causa di una situazione igienica disastrosa».
L’impresa è tutt’altro che semplice. Il generale si muove in base ai compiti a lui assegnati da Berlusconi con l’ordinanza n. 3720 del 12 marzo 2003: dragaggio del fiume Sarno, dei suoi affluenti e dei canali, costruzione dei depuratori e dei grandi collettori; completamento delle 39 reti fognarie comunali; depurazione dei reflui delle industrie conciarie e conserviere, che coinvolge circa 400 aziende. Per realizzare questa gigantesca opera di bonifica, il generale Jucci sta spendendo 750 milioni di euro e ha avviato decine di appalti. Tanto che la piana appare come un unico grande cantiere.
Il generale elenca le opere già realizzate e quelle ancora da fare. Si ferma un attimo a guardare una delle sue "creature": il modernissimo depuratore di Angri, pronto da alcuni mesi e ancora fermo. Come mai generale? Chi non vuol farlo partire? «Qui c’è un nemico...», dice. «Ma non è la gente o la camorra: è la burocrazia. Devo continuamente parlare con 39 sindaci e decine di autorità ed enti». E quali armi impiega per battere il "nemico"? «Il convincimento».
Il generale, abituato a dare ordini, sa bene che, senza il consenso della popolazione, i suoi sforzi e quelli della sua équipe (tra cui 20 giovani ingegneri assunti con contratto a termine) sarebbero in parte vanificati. «Se si continua a concepire il fiume e i suoi affluenti alla stregua di vere e proprie fogne, ogni sforzo sarà inutile e avremo investito milioni di euro senza un concreto risultato».
Un fiume che rinasce
Il generale è fortemente determinato a ridare la vita alla grande cloaca che è diventato il Sarno. Ha provato a ripulire le sponde: «Ma abbiamo trovato tonnellate di rifiuti che non si possono rimuovere perché potrebbero essere pericolosi», spiega. Pure le vasche del Vesuvio, costruite dai Borboni per evitare le inondazioni, sono ricolme di melma. «Ripuliremo anche quelle e saranno riempite di acqua pulita e ripopolate di pesci rossi», dice con un entusiasmo disarmante. Del resto di battaglie civili ne ha combattute tante nella sua lunga vita.
A leggere il suo curriculum si rimane senza fiato: è stato capo del controspionaggio e dopo aver lasciato il posto di comandante generale dell’Arma nel 1989, per raggiunti limiti d’età, ha avuto numerosi incarichi istituzionali. Ha collezionato una serie impressionante di prestigiosi riconoscimenti sia in Italia sia all’estero.
Un uomo di potere, certo, ma anche un "servitore dello Stato", inteso come bene comune. «Nella mia vita ho fatto pochissime vacanze, al massimo dieci giorni per volta. Non sono mai andato a dormire senza aver visto tutte le pratiche sul mio tavolo. Occorre tenere gli occhi bene aperti: le imprese appaltatrici hanno più avvocati che ingegneri e bisogna fare in modo che, una volta iniziati i lavori, non rialzino troppo il prezzo». Sono le 21, gli uffici al terzo piano di via Marchese Campodisola, a Napoli, sono ancora animati. Si respira un’aria di grande efficienza. A un certo punto, il generale si alza in piedi: «Mi deve scusare, ma ci chiedono cinque milioni di euro in più. Devo riuscire a far rientrare buona parte della richiesta». Ritorna dopo alcuni minuti sorridendo: «Finora siamo riusciti a spendere meno del previsto».
Mentre racconta la sua storia, il generale punta il dito sulla cartina. «Questo è Forino, un paesino delizioso, ma è senza fognature, tra qualche mese inizieremo i lavori. Tre anni fa quando sono arrivato qui e ho visto il canale Bottaro, una cloaca a cielo aperto, mi vergognai di essere italiano. Stiamo ridando la vita a un territorio che rischiava di scoppiare», dice il generale. «Per due anni ho girato nelle scuole e ho fatto decine di conferenze per spiegare che cosa dovevamo fare. La gente ha capito e anche gli amministratori locali stanno dalla mia parte, perché hanno visto che sono arrivati soldi e lavoro».
Il controllo sulla camorra
Soldi che potrebbero aver stuzzicato gli appetiti e le pretese della camorra. Il generale Jucci ne ha parlato davanti alla Commissione parlamentare: «Abbiamo organizzato un sistema operativo informatico con il quale monitoriamo non solamente tutte le ditte appaltatrici, ma anche quelle subappaltatrici e fornitrici di servizi. Abbiamo fatto 238 richieste antimafia, e abbiamo avuto risposta negativa per dieci ditte. Di queste dieci, tre stavano lavorando e le abbiamo allontanate, sette invece non avevano ancora cominciato, quindi non hanno potuto iniziare».
Generale, lei ha 80 anni, non è mai andato in pensione... «Se Dio vorrà, ci andrò quest’anno. Lavoro gratuitamente da otto anni, ma non me ne pento. Il mio compenso sa qual è? La gratitudine della gente».