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Visualizza versione completa : L’acqua è finita per un terrestre su tre


RosaRossa
22-08-2006, 20:11
Agricoltura e allevamento sotto accusa: sprechi e follie consumano l’80% delle riserve

Se oggi si affaccerà dal paradiso degli esploratori, David Livingstone non riconoscerà più il suo fiume Zambesi e resterà perplesso davanti al Lago Vittoria. Uno si restringe e l’altro si abbassa, come tutti i grandi fiumi e i grandi laghi d’Africa che ipnotizzarono gli invasori bianchi e ispirarono i miti ancestrali dei neri: perdono linfa e contemporaneamente si imbruttiscono e a Stoccolma, alla «Settimana mondiale dell’Acqua», le 60 immagini satellitari che ne certificano l’agonia sono diventate una metafora potente: la Terra si asciuga e ha sempre meno senso ostinarsi a definirla il Pianeta Blu.

L’acqua è l’oro e il petrolio del XXI secolo e già adesso, smentendo qualunque previsione rassicurante, è un bene raro e rarissimo per un terrestre su tre. Ed è sempre l’Africa, con le colonne infinite di donne e uomini costretti a caricarsi sulla testa e sulla schiena milioni di taniche sporche, a rappresentare l’emergenza mondiale, sintetizzata così da Frank Rijsberman, direttore dell’Iwmi, l’International Water Management Institute: «Ci sono due tipi di penuria, quella dei Paesi dove le risorse idriche sono sfruttate all’eccesso e quella dei Paesi privi dei mezzi adeguati per catturare l’acqua». Alla fine la colpa del disastro - ha spiegato - è per il 98% dell’uomo. Della natura solo per il 2%.

Fino al 26 agosto continuerà la litania dei numeri e la massa delle statistiche si riverserà su 1500 persone da 140 nazioni: studiosi, burocrati e politici esibiranno ricerche e analisi, sventoleranno moniti e proveranno a proporre soluzioni o racconteranno esperimenti più o meno riusciti. Come quello presentato ieri, che faticosamente procede nel Sudan orientale (l’Africa è sempre di scena), nel derelitto delta del fiume Gash. Qui anni di guerra e ondate di siccità hanno raccolto masse di profughi e un’agenzia dell’Onu, l’Ifad, aiuta 67 mila famiglie a gestire l’acqua per coltivare e allevare animali, sperando di scongiurare l’ennesima catastrofe ambientale. A disposizione ci sono meno di 25 milioni di dollari e si dovrà aspettare la fine del progetto, nel 2012, per capire che cosa ha funzionato e che cosa no.

Intanto ci si concentra sull’ossessione comune ai 1500 delegati: l’agricoltura. E’ proprio la produzione di cibo - spesso inefficiente e a volte folle - a prosciugare i continenti. Il 78% di tutta l’acqua serve a far crescere il grano e a nutrire mucche e buoi (ci vogliono 1500 litri per un chilo di farina e 10 mila per uno di carne) e resta incredibilmente poco all’industria, all’igiene e a ciò che si versa in un bicchiere. Tra 50 anni, quando ai 6 miliardi di uomini se ne saranno aggiunti un altro paio, la crisi potrebbe essere senza ritorno. Ecco perché è scattata la corsa creativa alle contromisure. Al meeting di Stoccolma, per esempio, si parlerà delle savane brasiliane, i cerrados: molte aree sono state salvate dalla desertificazione importando piante africane. Adesso si pensa di esportare il modello e portarlo nell’Africa assetata che ha tradito le illusioni di Livingstone

Angiola
22-08-2006, 20:14
Non capisco perhè non dissalano i mari